Il vantaggio di curare la caldaia in estate.


È luglio, fa caldo, e con agosto la situazione non sarà certamente migliore ma non per questo dobbiamo trascura un elettrodomestico importantissimo per la vita di tutti i giorni (anche quelli estivi): la caldaia!
Intanto se dovete cambiarla acquistarla nella stagione vi permetterà di godere di prezzi scontati, dato che la richiesta invernale fa indubbiamente lievitare i prezzi.
Anche i controlli, a volte, costano un po’meno durante la stagione estiva, inoltre la caldaia funzionante e messa a punto prima dell’estate vi eviterà il rischio di rimanere senza acqua calda proprio quando tutti i tecnici sono in vacanza, o di rimanere al freddo se abitate in montagna e il tempo volge al brutto.
Se l’avete acquista da poco vi avranno anche spiegato bene come “mantenerla in salute” e tra quanto dovrete farla controllare. Se non è nuovissima ma comunque in buone condizioni la prima cosa da fare è informarsi presso il proprio comune di residenza sulle scadenze di manutenzione per evitare multe e sanzioni.
Se la caldaia non è più giovanissima i controlli devono intensificarsi. Solitamente se la caldaia ha meno di 8 anni il controllo è richiesto ogni 4 se ne ha di piú il controllo e la manutenzione andrebbero fatti ogni ogni due anni.
In ogni caso è importante che vi assicuriate che il tecnico sia specializzato (é fondamentale rivolgersi ad aziende serie e accreditate) e vi esegua il monitoraggio del consumo dell’acqua della caldaia, il controllo dei fumi e la verifica del consumo dell’acqua.
Una caldaia funzionante è fondamentale per la vostra sicurezza, per quella dei vostri vicini e dell’ambiente.
Per gli impianti oltre i 35 kw è opportuno fare il controllo annuale, anche se solitamente impianti cosí grossi sono condominiali e dovrebbe essere il vostro amministratore ad occuparsi della questione. 

Consolidamento e adeguamento sismico Bologna e provincia

L’Italia è un Paese ad elevatissimo livello sismico. Praticamente tutto il nostro territorio è soggetto a probabili scosse telluriche, anche di forte intensità. Questo perché il nostro territorio si trova in un’area di convergenza fra due grandi placche tettoniche da cui deriva un’inevitabile forte frizione: la placca euroasiatica e quella africana.

Questa situazione rende più che mai evidente la necessità di adeguare gli edifici alle più avanzate tecnologie antisismiche: posto che gli edifici di nuova costruzione devono seguire una normativa particolarmente stringente in tema di costruzioni antisistimiche, di fatto il nostro patrimonio immobiliare, risente dell’anzianità dello stesso per cui un vero e proprio adeguamento sismico degli edifici risulta una vera e propria necessità.

Anche a Bologna le tecniche di adeguamento sismico hanno visto una grande evoluzione e ad oggi si presentano meno invasive, più performanti e meno costose che in passato. Rispetto al classico utilizzo del ferro, oggi una delle tecniche migliori è quella che prevede l’utilizzo delle fibre di carbonio che permette di intervenire sull’edificio in maniera specifica attraverso le ottime qualità delle fibre stesse.

Per consolidare gli edifici con le fibre di carbonio si utilizza un determinato processo per fasi. Questo inizia sempre dalla progettazione di un ingegnere che prevede gli interventi specifici e mirati sullo stabile.

Una volta pulite e regolarizzate le pareti dell’edificio ad opera dell’impresa edile, si avvia il vero e proprio procedimento che prevede diversi passaggi che permettono di livellare, parificare le pareti e stendere le fibre di carbonio in uno o più strati: con il particolare know how dell’impresa Vivarelli ed e gli ottimi materiali Mapei, gli edifici vengono dotati di un sistema antisismico all’avanguardia.

Il processo per fasi vede l’utilizzo di primer, aggrappanti e resina per far aderire le fibre, quarzo per favorire la successiva applicazione dell’intonaco: alla fine si crea un sistema di fibre di carbonio resistenti quanto l’acciaio ed assai flessibile, compatibile con la normativa antisismica.

Con tecniche più tradizionali, sono stati eseguiti dall’impresa Vivarelli l’adeguamento antisismico di numerosi edifici storici in un vasto territorio compreso fra le provincie di Pistoia e Bologna con l’utilizzo di rinforzi in ferro, in particolar modo nei solai, sulle finestre e in generale sulle aperture dello stabile.

Particolare attenzione è stata rivolta alle cupole, tradizionalmente le opere murarie più delicate in caso di forti scosse. Qui il carbonio è stato modellato a fiocchi ed applicato, a seconda dei casi, internamente o esternamente alla cupola con un sapiente utilizzo di resina. A 24 ore dall’intervento il carbonio e la resina divengono un unicum con la struttura della cupola garantedole elasticità e solidità.

Le tecniche più recenti possono anche intervenire su edifici che presentano dissesti o segni di cedimento strutturali che possono essere dovuti ad un’errata progettazione dell’edificio oppure ad una valutazione non corretta dell’opera rispetto al terreno di competenza. Non va dimenticato che mutazioni ambientali o anche il deterioramento del terreno possono comportare criticità notevoli alle strutture edili.

Per affrontare tali criticità, ad oggi si può utilizzare la tecnica dei micropali: dal diametro variabile a seconda delle esigenze, i micropali riiescono a trasferire il peso dell’edificio dalla superficie in profondità, trovando nel terreno profondo, una solida base ove il peso viene distribuito in maniera omogenea.

Tale tecnica, una volta attuabile solo con macchine operatrici di grandi dimensioni, oggi può essere utilizzata anche con macchine di piccole dimensioni di cui Vivarelli dispone proprio per rendere stabili anche edifici con limitato accesso o in territori impervi. Questi interventi possono rendere stabili e sicuri interi edifici anche nel terreno roccioso così com’è quello dell’Appennino emiliano.

Vivarelli Costruzioni srl
Uffici: via Burione, 10 – 40045 Ponte della Venturina (BO) – Tel./Fax 0534.60080
Magazzino edile: Via Castellina, 11 – 40045 Ponte della Venturina (BO) – Tel. 0534.60094

Chiusura attività: come organizzare una svendita per cessazione attività

Decidere di chiudere un negozio per cessazione attività comporta una scelta ragionata e cose pratiche da risolvere ed affrontare in maniera organica e organizzata.

Prima fra tutte: cosa fare della merce presente in negozio.

Chiusura negozio: i documenti

Una volta presa la decisione, a seguito di un’accurata valutazione, bisognerà compilare e seguire una serie di pratiche dal e con il commercialista, bisognerà bloccare gli ordini delle nuove collezioni e bisognerà comunicare al Comune la cessazione dell’attività. Dalla data in cui viene effettuata tale comunicazione si hanno a disposizione tredici settimane, come previsto dalla normativa vigente, per provvedere alla svendita per cessazione di attività. Sistemati i documenti bisognerà passare all’aspetto pratico.
Ma come fare? A chi rivolgersi? Come non sprecare tempo e denaro?

Chiusura negozio: come svuotarlo?

Il problema di come svuotare il negozio rappresenta un pensiero attanagliante per molti proprietari di negozi in via di chiusura; basterà, però, rivolgersi ai giusti professionisti in grado di guidare con competenza ed efficienza tutte le operazioni.
Il proprietario che ha deciso di chiudere il proprio negozio si troverà difronte un bivio: rivolgersi allo stocchista oppure provare ad organizzare una svendita per cessazione di attività.
La prima opzione non risulta conveniente in quanto l’offerta che lo stocchista fa è davvero molto esigua, il prezzo che proporrà per ogni capo molto basso. Organizzare, invece, una svendita delle merci va a vantaggio sia dei consumatori che hanno l’occasione di acquistare della merce a buon prezzo sia dei commercianti in quanto possono svuotare il negozio senza però perderci.

Chiusura negozio: svendita delle merci

Presa oramai la decisione di chiudere e di svuotare il negozio attraverso la svendita delle merci, bisognerà fare un’ulteriore passo: affidarsi ad un’agenzia seria e competente, come la nostra, capace, con efficacia, di svuotare in breve periodo se non completamente una gran parte del magazzino. Infatti non bisogna dimenticarsi che si hanno a disposizione solo tredici settimane per svuotare il negozio dalla presentazione della comunicazione al Comune di cessazione dell’attività.

Perché affidarsi ad un’agenzia?

La risposta risiede nel fatto che l’obiettivo può essere raggiunto solo attraverso un’organizzazione ben strutturata della svendita in cui, inoltre, la cura della comunicazione occupa un posto fondamentale.
La costruzione di un piano promozionale ma sopratutto di quello comunicativo adeguato ed efficiente della svendita risulta un tassello essenziale per poter portare a casa un risultato delle operazioni soddisfacente.
Difatti solo un’efficace campagna pubblicitaria realizzata su un messaggio che veicoli in maniera idonea ed originale quanto intende comunicare il negozio, potrà avere un impatto importante sui possibili clienti.

Il piano promozionale

Il piano promozionale dovrà esser costruito ad hoc sul tipo di merce da svendere, sulle esigenze del proprietario, sul target delle possibili persone interessate e sul tipo di territorio in cui si trova il negozio.
Poter contare su una campagna pubblicitaria mirata e di successo significa affidarsi a dei professionisti competenti e con esperienza in materia, pertanto non resta che farci la richiesta di un preventivo.

Addestramento base. Il cane seduto al fermo e al resta

Il cane seduto, al fermo e al resta. Approfondiamo l’articolo pubblicato in data 25 dicembre.
Sito: www.zarlot.it 

Il cane seduto

Il comando “Seduto” è senza dubbio quello più comune nell’immaginario collettivo in materia di cani e formazione. È il primo comando che viene insegnato al cane, è il più semplice e quello che con tutta probabilità viene più usato durante la vita di un cane. Ogni volta si voglia ribadire la propria autorità si può utilizzare questo comando. La sua utilità pratica è quella di ordinare al cane di assumere una postura tranquilla e docile, di poter quindi armeggiare intorno a lui per fare qualsiasi cosa.
È un comando che i cuccioli imparano molto in fretta e lo ricordano con una certa costanza durante l’arco di tutta una vita. È un comportamento che molte volte si ottiene spontaneamente, ci sono però volte in cui abbiamo necessità di ordinarglielo, vediamo quindi come fare.
Potete provare a fare sedere il vostro cucciolo usando questa metodologia alquanto semplice. Tenete un oggetto interessante tra le dita, interessante per il cane, s’intende, spostate nello spazio questo oggetto fino a farlo arrivare sopra la testa del cucciolo. Seguendo l’oggetto con gli occhi il cucciolo si siederà automaticamente.
A questo punto non vi resta che forgiare l’associazione di tale comportamento al comando che preferite, nel nostro caso: “Seduto“. Non c’è forse bisogno di ricordare, a questo punto, che tale azione deve essere seguita dalla lode ed eventualmente, dalla ricompensa.
Il passo successivo potrebbe essere quello di ordinare “Seduto” in un momento in cui il cane è vivace, e non ha la minima intenzione di sedersi, dunque usare il comando e attendere che si sieda. Nel caso non risponda fare una lieve pressione (lieve) sul suo posteriore come a invitarlo, come ad aiutarlo a capire che deve sedersi, attendere che si sieda e lodarlo. Nel caso il cane mostri ancora resistenze occorre avere molta pazienza, con tutta la cautela insistete ancora una volta.

Il cane seduto. Fase due

Arrivati a questo punto potete iniziare a pensare di intensificare la difficoltà degli esercizi, per formalizzare ulteriormente il comando “Seduto“. Vediamo nel dettaglio come procedere:
Usate il comando “Seduto” e premete lievemente sul posteriore del cucciolo come a invitarlo a sedersi. Non deve essere una spinta, piuttosto un suggerimento. Nel fare ciò mantenete il guinzaglio teso e verticale. Posizionatevi di fianco al cane, in modo che guardiate entrambi nella stessa direzione. Eseguite lo stesso comando a distanza. Ripetete l’esercizio cambiando sempre la vostra posizione rispetto a lui.
L’esercizio standard prevede che il cucciolo risponda al comando sedendosi, che incolli i suoi occhi ai vostri e che resti seduto per almeno dieci secondi. Fintanto che il cane resta seduto ed esegue il comando ripetetelo in modo tale da rafforzare l’associazione tra il comando stesso e ciò che sta facendo. Ricordate di mantenere sempre il contatto visivo con il cucciolo, dovete governarlo con gli occhi e lui deve essere assorto in questi. Quando avete finito l’esercizio liberate il cane con il suo congedo “Libero” ( che indica la buona riuscita dell’esercizio e la vostra soddisfazione ) e lodate il cane con tono dolce e contento usando il rinforzo “Bravo“.
È un’ottima idea quella di eseguire questo comando molte volte nell’arco di una giornata e prima di concedergli qualsiasi cosa. Ad esempio prima di dargli il cibo potete chiedere al vostro cucciolo di sedersi e di eseguire correttamente l’esercizio standard, quindi lodatelo e dategli la sua ricompensa, nella fattispecie, il pasto. In una famiglia composta da più persone è bene che questi comandi base glieli diano anche gli altri membri, in modo che l’obbedienza possa essere estesa a tutti i membri umani della famiglia. Evitate di  dargli lo stesso cibo che mangiamo noi evitando anche di condividere il vostro pasto.

Il cane seduto e al resta

Proseguendo con le esercitazioni di base del cucciolo passiamo oltre al semplice comando “Seduto” e aumentiamo il grado di difficoltà. Quando abbiamo ottenuto una certa confidenza con comando “Seduto” possiamo insegnare al cucciolo il comando “Resta“. Con questo comando chiediamo al cane di mantenere il comando che gli abbiamo impartito, nella fattispecie “Seduto“. Questo comando rafforza decisamente l’autorità del padrone verso il cane. Vediamo intanto come cominciare:
Ordinate il comando “Seduto” e ottenete il cucciolo seduto davanti a voi con il guinzaglio verticale teso sul collo. Ordinategli “Resta” ( associando questo comando a un segno corporeo nuovo, specifico per l’occasione ). Tenete gli occhi incollati ai suoi e indietreggiate di tre passi. Se il cucciolo si alza e vi segue utilizzate il comando “No!” e ricominciate daccapo. Ripetete l’esercizio mantenendo sempre il contatto visivo. Ripetete l’esercizio fintanto che rimane immobile quando fate i tre passi indietro, in quel caso, lodatelo e ricompensatelo. Aumentate gradualmente il numero dei passi, indietreggiate sempre di più. Quando avrete confidenza con questo esercizio e riuscite ad allontanarvi abbastanza, provate a fare lo stesso interrompendo il contatto visivo. Se il cane si sposta o inizia a camminare, ricominciate daccapo.
Lo scopo finale è quello di insegnare al cane a mantenere la posizione che gli abbiamo ordinato, non importa che noi siamo attenti o meno, loro devono attendere che siamo noi a comunicargli la fine dell’esercizio. Alla fine infatti siamo noi a dovergli dire “Libero“, “Bravo“, dargli un’affettuosa pacca sul fianco e congedarlo dall’esercizio.
Con estrema cautela e gradualità si può provare a far tenere al cucciolo la posizione per periodi di tempo sempre più lunghi. In questo esercizio non bisogna chiamare il cane per nome. Sentire il suo nome potrebbe indurlo a credere che lo stiate chiamando a voi. È un comando che richiede tantissima pazienza, è difficile da comprendere per il cane. Quando vede il padrone muoversi per lui è naturale seguirlo, specie se la sua attenzione è stata appena richiamata.
Tempo e pazienza sono indispensabili come in qualunque altra pratica insieme ai cani.

Il cane al fermo

Ordinare a un cane di alzarsi in piedi è una cosa estremamente facile, a meno che non sia sfinito dopo una giornata di estenuante lavoro, ad ogni modo, quando un cane sente il proprio padrone chiedergli di alzarsi, difficilmente non eseguirà l’ordine. Stare in piedi sulle quattro zampe è molto più naturale per un cane rispetto a stare seduti. Mentre passeggiate con il vostro cane correttamente al passo o al giardinetto ordinategli “Fermo” e ponetegli la mano davanti al muso dandogli un indizio visivo.
Aiutatelo a capire la natura della vostra richiesta. A questo punto il cane potrebbe pensare che la cosa giusta da fare sia quella di sedersi, fraintendendo il comando. In questo caso tenete il guinzaglio teso e verticale sul suo collo, come nella posizione di base di molti esercizi, con l’altra mano tenetegli sollevato il bacino, in modo da impedire inequivocabilmente la sua seduta.
Mentre gli impedite di sedersi ripetete il comando: “Fermo“, e cercate di aiutarlo nello sviluppare la corretta associazione. Non gli state chiedendo di sedersi, gli state chiedendo di rimanere fermo, in piedi davanti a voi.
Le prime volte che fate questo esercizio cercate di fargli mantenere la posizione per almeno dieci secondi. Quando avete hai terminato usate “Bravo“, incoraggiandolo con qualche affettuosa pacca sul fianco.
Una volta fatta chiarezza sulla richiesta scegliete un comando adatto e inequivocabile, potete usare “Alt” o quello che preferite.

Il cane al resta

Avere il controllo del cane è una cosa eccezionale, capace di rendere una relazione equilibrata ma soprattutto di permettere al padrone di poter godere appieno della sua compagnia, lasciandoli liberi da pensieri scomodi e antipatici, relativi a quello che il cane può combinare se vede un bambino, ad esempio, o se incontra un altro cane mentre siamo distratti.
Ordinate al cane sia di fermarsi che di aspettare richiede molta concentrazione da parte sua e soprattutto che la sua attenzione sia tutta sul suo padrone. L’affinità deve quindi essere molto forte. Per avere una forte affinità occorre molto lavoro e che questo lavoro sia fatto bene.
Il comando “Fermonon èResta” che è invece la sua fase avanzata. “Fermo” può essere utile in quelle situazioni in cui dobbiamo chiedere al cane, in un certo senso, di pensare un secondo prima di agire, per esempio possiamo chiedergli di fermarsi prima che oltrepassi una porta aperta o prima di attraversare la strada. Lo scopo è quello di avere un altro strumento di controllo sul nostro animale domestico, in modo da potergli evitare eventuali pericoli.
Questo esercizio serve per tutte quelle situazioni in cui il cucciolo deve aspettarvi quando avete l’improvvisa necessità di allontanarvi per qualche istante. Ad esempio per una sosta durante un viaggio in macchina potete ordinare al vostro cane di stare fermo. L’aspetto chiave per la riuscita di questo esercizio è la certezza del ritorno.
Posizionate il cane davanti a una porta e legatelo con un filo lungo qualche metro. Chiedetegli di eseguire il comando “Seduto” e di mantenerlo. Mantenete sempre il contatto visivo. Ripetetegli “Fermo! e poi Resta”. Aprite la porta e ordinategli di stare  al “Resta“, ponetegli la mano davanti al muso come farebbe un vigile urbano per fermare il traffico. Se prova a passare attraverso la porta, ditegli “No!” e ordinategli nuovamente “Seduto, Fermo e poi Resta“.
Ripetete lo stesso esercizio finché non otterrete il risultato corretto. Quando il cane impara a mantenere la posizione come gli avete chiesto senza oltrepassare la porta siete pronto per dirgli di venire da voi. Nel caso non venga potete aiutarvi con il filo o con il guinzaglio.
Ripetete lo stesso esercizio completo più volte.
Con la ripetitività di questo esercizio il cane dovrebbe guadagnare quella sicurezza per cui il comando “Resta” sia soltanto un intervallo nel gioco durante il quale il padrone sparisce e riappare.
Le prime volte che si fa questo tipo di pratica molti cani si fanno prendere dall’ansia dato che non sono abituati a gestire la sparizione del proprio padrone. Soltanto ripetendo tante volte l’esercizio si può pensare che il cane impari a gestire questo comando senza farsi prendere dal panico. L’estensione più appropriata per questo esercizio è per l’appunto trasferire la stessa pratica dalla porta all’auto. Dopo aver consolidato l’associazione nello scenario descritto poco sopra, si può provare in contesti più naturali e più difficili. Iniziate dalla macchina, lasciando prima la porta aperta, poi chiudendola, mantenendo sempre il contatto visivo e infine provate anche interrompendo quest’ultimo.

È importante ricordarsi che la difficoltà degli esercizi va aumentata sempre molto gradualmente e che non bisogna mai passare ad un livello successivo di allenamento fino a che non viene ottenuta la continuità di rendimento in quello precedente.